Cosa sono le specie aliene?

Sono dette “aliene” le specie che, in seguito all’intervento volontario o involontario dell’uomo, si trovano al di fuori della loro area di distribuzione naturale.

Le specie aliene possono essere chiamate in diversi modi. Altri termini per indicarle sono alloctone, introdotte, esotiche, non-indigene o non-native. In ogni caso si intende identificare specie viventi in un’area che non è la loro originaria.

Il concetto di “specie aliena” peraltro riguarda non solo l’individuo adulto ma tutti i suoi stadi vitali e qualsiasi elemento della pianta, del fungo e dell’animale alieno che possa sopravvivere e successivamente riprodursi, come gameti, uova, semi e propaguli.

Quando si definiscono invasive?

Molte specie aliene si adattano con difficoltà al nuovo ambiente di introduzione e non riescono a sopravvivere.

In alcuni casi, invece, esse si insediano talmente bene da generare popolazioni autonome e consistenti, divenendo “naturalizzate“.

Tra queste specie vi sono alcune che divengono una vera e propria minaccia per l’ambiente naturale (ecosistemi, flora e fauna nativi), per le attività umane e per la salute. In questo caso le specie si definiscono “invasive“.

Quali sono gli impatti delle specie aliene invasive?

Le specie aliene invasive possono avere un impatto sull’ambiente, sull’economia e sulla salute.

L’impatto sull’ambiente si manifesta con effetti negativi diretti sulle specie native e con quelli sugli ecosistemi e habitat che ospitano le specie native, finendo quindi per danneggiarle indirettamente.

Le specie aliene invasive possono provocare impatti anche sull’economia, danneggiando per esempio l’agricoltura, la pesca, l’allevamento o le opere infrastrutturali.

Un ulteriore impatto di queste specie è quello sulla salute umana, che si manifesta in rari casi di pericolosità diretta (specie velenose, urticanti, vettrici di parassiti o aggressive) o indiretta (allergie).

Come arrivano le specie aliene?

La diffusione di specie aliene accompagna la storia dell’uomo da sempre. Già le pratiche agricole primitive e l’addomesticazione e l’allevamento di animali comportarono la dispersione di specie vegetali e animali. Il fenomeno divenne però particolarmente significativo in era moderna, quando l’espansione coloniale, la rivoluzione industriale e l’intensificazione del commercio internazionale aumentarono il numero di specie animali e vegetali trasportate volontariamente o meno a bordo di treni e imbarcazioni. Ai giorni nostri, poi, l’alloctonia è cresciuta di pari passo con la globalizzazione e il fenomeno, favorito anche dai cambiamenti climatici in atto, raggiunge proporzioni preoccupanti.

Quando il trasferimento di una specie dalla sua area naturale di distribuzione verso un ambiente di cui non è nativa non avviene mediante una migrazione spontanea, ma come conseguenza dell’intervento dell’uomo, si parla di “introduzione”. L’introduzione può essere volontaria o involontaria.

Esempi di introduzioni volontarie riguardano specie animali di interesse per la caccia o per la pesca (come la minilepre e il siluro), specie da pelliccia (come la nutria e il visone), specie commercializzate come animali domestici (molti rettili, tra cui le testuggini) e specie animali e vegetali introdotti per fini ornamentali (scoiattolo grigio, piante).

Tra le introduzioni involontarie vi sono svariati casi che contemplano “fughe” da allevamenti, zoo, vivai e orti botanici e/o il trasporto accidentale. Alcune specie possono, infatti, essere introdotte insieme ad altre comunemente commercializzate: per esempio insetti trasportati su piante, come avvenuto per il punteruolo rosso delle palme e il tarlo asiatico. Proprio come gli “autostoppisti”, animali e piante possono ritrovarsi su aerei e navi, nelle acque di zavorra (come avvenuto per la cozza zebra), sulle attrezzature sportive, tra le merci (legname, sementi ecc.) e tra gli effetti personali dei singoli viaggiatori.

Non sono rari nemmeno i casi di introduzioni conseguenti all’apertura di corridoi artificiali creati dall’uomo per superare grandi barriere naturali, com’era avvenuto per il pesce scorpione, giunto nel Mediterraneo dopo l’apertura del Canale di Suez.

Una volta introdotte e naturalizzate nel nuovo ambiente, le specie si disperdono e si diffondono spontaneamente nel nuovo ambiente, andando a colonizzare aree sempre più vaste.

Le politiche europee di contrasto alle specie aliene invasive

Tra virus, batteri e altri microorganismi, funghi, piante e animali, si stima che in Europa siano ormai presenti oltre 12.000 specie aliene naturalizzate. Di queste, circa 1.500 sono considerate “invasive”.

Tutti questi ospiti inattesi causano enormi danni ecologici, sanitari, sociali ed economici, quantificati nell’ordine di 12,5 miliardi di euro l’anno, fra costi diretti e indiretti (per esempio le campagne di eradicazione/contenimento).

Per questo l’Unione europea, percependo l’urgenza di un’azione coordinata a livello continentale, ha disposto con il Regolamento UE n.1143/2014 che venga stilata e regolarmente aggiornata una lista di specie aliene invasive ritenute di rilevanza unionale (“Elenco dell’Unione”), contro le quali è giustificata l’adozione di misure di contrasto in tutti i paesi dell’Ue. Tali misure sono indicate dallo stesso Regolamento e si basano sulla prevenzione, sul rilevamento precoce e sull’eradicazione rapida o sulla gestione, nel caso di specie già ampiamente diffuse.

Fino ad oggi sono state pubblicate due liste di specie di rilevanza unionale (14 luglio 2016 e 12 luglio 2017), che, complessivamente, formano un elenco di 49 specie.

La normativa italiana (D.Lgs. 230/2017)

In Italia il regolamento europeo è stato recepito con il Decreto Legislativo n. 230/2017, entrato in vigore il 14 febbraio 2018.

L’art. 6 del decreto legislativo vieta l’introduzione deliberata o per negligenza, la riproduzione, la coltivazione, il trasporto, l’acquisto, la vendita, l’uso, lo scambio, la detenzione e il rilascio di specie aliene invasive di rilevanza unionale.

Gli articoli 8 e 9 prevedono la possibilità di deroga a tali divieti, nel caso di ricerche scientifiche e di attività di conservazione ex-situ, per l’uso medico inevitabile di prodotti derivati da tali specie e in altri casi eccezionali per motivi di interesse imperativo, decisi e accordati dal Ministero dell’Ambiente o dalla stessa Ue, a seconda dei casi.

Infine, gli articoli 18-23 individuano le misure di rilevamento precoce e di eradicazione rapida e, per le specie già ampiamente diffuse, le misure di gestione finalizzate a contenerne gli impatti. Tali misure devono essere proporzionate all’impatto sull’ambiente e risparmiare il dolore, l’angoscia e la sofferenza evitabili degli animali durante il processo di eradicazione.

La Lombardia e il progetto Life Gestire 2020

Clima, orografia e posizione geografica hanno favorito l’evoluzione in Lombardia di un ambiente naturale estremamente vario e complesso, ricco di biodiversità e meritevole di grande attenzione. È per questo che fin dagli anni ’80, in una delle regioni peraltro più popolose e produttive d’Europa, si è sviluppato un esteso sistema di aree protette, che oggi comprende ben 24 parchi regionali, 67 riserve e 245 siti Natura 2000, a copertura di circa il 25% del territorio lombardo.

La presenza delle specie aliene invasive è tra le principali minacce per il patrimonio naturale e per l’economia lombardi. Per questo Regione Lombardia si è da tempo attivata, investendo fondi propri e utilizzando fondi europei (Life) per la realizzazione di progetti e programmi di contrasto.

Il progetto integrato Life Gestire 2020, cofinanziato dalla Commissione europea e di cui la Regione è capofila,  affronta il fenomeno in modo integrale, migliorando le conoscenze, avvicinando il mondo scientifico al territorio, collegando la ricerca alla gestione, facendo comunicare tutte le parti coinvolte e sviluppando soluzioni che siano concretamente realizzabili e compatibili con gli obiettivi di conservazione naturalistica e insieme di crescita sociale ed economica.

Con Gestire 2020 è prevista la messa a sistema di tutte le iniziative e di tutti i progetti riguardanti le specie invasive, per definire un quadro unitario delle azioni prioritarie di prevenzione, diffusione e contrasto delle specie invasive che tenga in considerazione:

  • l’inserimento delle specie invasive in liste nere
  • il livello di criticità dell’impatto delle specie invasive su specie e habitat Natura 2000
  • il rischio di ulteriore diffusione ambientale
  • la fattibilità tecnica ed economica degli interventi
  • i livelli di accettazione sociale degli interventi.

La prima fase di sviluppo (azione A7) prevede:

  • la definizione di 5 protocolli di contenimento per specie o gruppi di specie vegetali in 5 aree pilota individuate in base alle criticità
  • la prosecuzione degli interventi di contrasto alla diffusione dello scoiattolo grigio americano, avviati nel progetto EC SQUARE
  • la prosecuzione degli interventi per il contenimento dei gamberi alloctoni (azione A15) iniziati col progetto CRAINAT
  • interventi per la salvaguardia della testuggine Emys orbicularis minacciata dalla presenza di esemplari del genere di testuggine alloctona Trachemys.

La strategia, attualmente in fase di sviluppo, trova applicazione nel progetto con l’azione C5, attraverso l’attuazione dei piani di contenimento sviluppati nella fase di pianificazione.

Tutta l’attività viene divulgata (azione E11) sia alle realtà produttive e commerciali, le quali sono un potenziale veicolo per l’ingresso di specie alloctone, sia al pubblico in genere, per far crescere la consapevolezza circa l’effettiva entità del problema.

Le informazioni vengono messe a disposizione su questo sito e sul sito di Regione Lombardia e sono pianificati incontri territoriali con enti gestori, associazioni locali e pubbliche amministrazioni per favorire la partecipazione, soprattutto nelle aree in cui le problematiche legate a specie invasive sono maggiori. Le azioni di comunicazione specifiche per la flora alloctona sono inoltre supportate dalla rete regionale degli orti botanici ed è in fase di elaborazione un codice di comportamento per vivaisti, giardinieri, tecnici del settore parchi.

Altri progetti Life che contrastano le specie invasive

In Lombardia

Life TIB (corridoi ecologici)
La vita sulla terra è ricca, complessa e sorprendente. Per comprenderne il significato, dobbiamo immaginare una ragnatela estremamente varia di ambienti naturali legati in modo indissolubile, ovvero interconnessi.
La biodiversità è la ricchezza della vita sulla terra e siamo tutti parte di questo sistema. Anche l’uomo dipende dalle altre componenti, animali, vegetali e geologiche, per la propria sopravvivenza. Ma questo sistema è in forte crisi, la ragnatela che ci unisce si sta in qualche modo lacerando e ciò avviene a causa dell’uomo.
Stiamo danneggiando il patrimonio naturale della terra a una velocità allarmante. Il progetto Life TIB contrasta questa situazione di degrado attraverso il miglioramento e la salvaguardia di un’infrastruttura verde, cioè di un tratto del principale corridoio ecologico che attraversa la pianura padana.
Si tratta di un elemento di importanza primaria della rete Natura 2000 che si estende su scala europea, in quanto connette la bioregione alpina con quella continentale. In particolare, il tratto interessato dal progetto Life TIB si estende tra il rilievo prealpino del Campo dei Fiori (a nord di Varese) e la valle del fiume Ticino.
Il progetto è terminato nel dicembre 2015 e ha visto come capofila la Provincia di Varese, affiancata da Regione Lombardia, LIPU–Birdlife Italia e Fondazione Cariplo. Hanno partecipato anche i due parchi e i trentacinque comuni varesini il cui territorio è interessato da due corridoi ecologici.

Life EC SQUARE (scoiattolo rosso)
Lo scoiattolo rosso è un piccolo roditore arboricolo caratteristico delle nostre foreste e diffuso nei boschi di tutta Europa. La specie è in forte diminuzione in Gran Bretagna, Irlanda e in Italia nord-occidentale a causa dell’introduzione dello scoiattolo grigio americano. In Italia lo scoiattolo grigio è stato introdotto in Piemonte, in Liguria e in diverse aree della Lombardia. La continua espansione della specie sta causando la progressiva estinzione dello scoiattolo rosso, dovuta alla competizione per le risorse alimentari e per le zone di rifugio.
Le amministrazioni regionali interessate, insieme ad alcune università, hanno avviato un progetto per tutelare lo scoiattolo rosso e contrastare la diffusione dello scoiattolo grigio nel resto del paese e del continente europeo. Il progetto Life EC-SQUARE, più semplicemente Rosso Scoiattolo, è finanziato dalla Commissione Europea e dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Il progetto prevede anche azioni di valorizzazione degli ecosistemi forestali tramite il ripristino di condizioni favorevoli alla permanenza e, dove possibile, la reintroduzione dello scoiattolo rosso.

Life CRAINat (gambero di fiume)
Il progetto CRAINat (Conservation and recovery of Austropotamobius pallipes in Italian Natura 2000 sites) è stato finanziato nell’ambito del programma comunitario Life+ 2008 e prevede la realizzazione di specifiche azioni di tutela e conservazione nei confronti della specie Austropotamobius pallipes (gambero di fiume), specie ad elevata priorità di conservazione, inclusa negli Allegati II e V della Direttiva 92/43/CEE “Habitat”. Il progetto prevede oltre 60 azioni e viene realizzato congiuntamente in due ambiti territoriali, Nord Italia (Lombardia) e Centro Italia (Abruzzo – inclusa la provincia di Chieti – Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, provincia di Isernia), all’interno di oltre 40 SIC (Siti di importanza comunitaria).
L’iniziativa, naturale prosecuzione di precedenti progetti realizzati sempre nell’ambito del programma comunitario Life, ha come obiettivo la conservazione/incremento delle popolazioni di gambero autoctono, con azioni che sono realizzate in natura e azioni di conservazione ex situ. Infatti, accanto ad azioni di ricognizione sui corsi d’acqua presenti nei SIC lombardi, abruzzesi e molisani, saranno realizzate attività di caratterizzazione genetica, azioni di monitoraggio e contenimento delle specie alloctone, azioni di manutenzione e ripristino degli habitat, nonché azioni specifiche finalizzate alle reintroduzioni di giovani individui di A. pallipes. Per la corretta ed efficace realizzazione delle attività di reintroduzione, saranno costruite e adeguate in Lombardia, Abruzzo e Molise, strutture destinate a centri di riproduzione, al cui interno verranno posti a dimora i riproduttori, destinati all’accoppiamento per la produzione di novellame da rilasciare nei corsi d’acqua idonei. Queste azioni di tutela e conservazione saranno accompagnate anche dalla realizzazione sperimentale di source areas, canalizzazioni sinuose parallele ai corsi d’acqua, in grado di rallentare il flusso idrico, per consentire la riproduzione degli individui alloggiati, e la successiva immissione/colonizzazione nei corsi d’acqua adiacenti.

In Italia

Life Alta Murgia
Il progetto è realizzato con il contributo dello strumento finanziario Life+ della Comunità Europea e ha come obiettivo principale l’eradicazione dal Parco Nazionale dell’Alta Murgia della specie arborea esotica invasiva Ailanthus altissima con l’impiego di tecniche innovative ed ecocompatibili.

Life ASAP
Il progetto Life ASAP è un progetto cofinanziato dall’Unione Europea che ha come obiettivo ridurre il tasso di introduzione delle specie aliene invasive sul territorio italiano e mitigarne gli impatti. In particolare, mira ad aumentare la consapevolezza e la partecipazione attiva dei cittadini sul problema e a promuovere la corretta ed efficace gestione delle da parte degli enti pubblici preposti, grazie alla piena attuazione del regolamento europeo in materia di specie aliene invasive.
I risultati attesi dal progetto sono:

  • l’adeguata attuazione del regolamento europeo n. 1143/2014 in Italia
  • l’adozione delle linee guida per la corretta gestione delle specie aliene invasive da parte di almeno quattro parchi nazionali e sette tra orti botanici, zoo e acquari
  • l’adozione dei codici di condotta volontari da parte dei vari soggetti economici e ricreativi coinvolti
  • la proposta di una black list delle specie aliene invasive di interesse prioritario per l’Italia e di una serie di raccomandazioni da sottoporre al Governo italiano come contributo della comunità scientifica nazionale
  • l’aumento della conoscenza sul problema delle specie aliene invasive da parte dell’opinione pubblica.
La prevenzione coinvolge anche te

Il problema delle specie aliene invasive coinvolge tutti e tutte, perché ciascuno e ciascuna di noi, nei nostri spostamenti su lunghe distanze o con il commercio tra nazioni o continenti, potrebbe essere vettore volontario o inconsapevole di specie aliene. Per questo la prevenzione è essenziale.

Questo significa più controlli da parte delle autorità preposte, ma soprattutto più conoscenza e consapevolezza da parte delle persone.

Il singolo cittadino può contribuire alla prevenzione adottando alcune semplici pratiche nei confronti delle specie aliene invasive, quali:

  • evitare di acquistarle, allevarle, coltivarle
  • evitare di diffonderle volontariamente liberandole in natura
  • porre attenzione a non diffonderle involontariamente (pulendo ad esempio accuratamente l’attrezzatura sportiva utilizzata durante soggiorni all’estero)
  • informandosi e segnalandone la presenza in nuove aree
  • sensibilizzando altri cittadini se testimone di pratiche sbagliate.

La prevenzione è il metodo più efficace ed economico per combattere la minaccia delle specie aliene invasive.

Cosa fare se possiedi esemplari di specie aliene invasive

Per quanto riguarda le scorte commerciali di esemplari vivi di specie di interesse unionale sono previste norme transitorie all’articolo 28 del Decreto Legislativo 230/20I7.

Per quanto riguarda i privati che possiedono esemplari vivi, è consentito continuare a detenerli come animali da compagnia, a condizione di denunciarne il possesso, di custodirli in modo che non sia possibile la fuga o il rilascio nell’ambiente naturale e di impedirne la riproduzione.

La denuncia di possesso deve essere fatta al Ministero dell’Ambiente. Il termine per presentare tale denuncia è prorogato al 31 agosto 2019.

Per quanto riguarda in particolare la testuggine palustre dalle guance gialle o dalle guance rosse (Trachemys scripta), originaria del Nord America e specie invasiva di rilevanza unionale, ecco che cosa fare per dichiarare il possesso di una testuggine d’acqua esotica.

Anche tu puoi collaborare: diventa sentinella della natura

Purtroppo leggi, regolamenti e controlli non possono impedire del tutto l’arrivo di nuovo specie aliene invasive. In ambienti non lontani sono già presenti specie che potrebbero presto fare il loro ingresso in Lombardia. Occorre dunque essere pronti: non solo le autorità, gli enti di gestione, gli scienziati, ma anche tutti noi dobbiamo vegliare sull’ambiente e segnalare al più presto eventuali nuovi avvistamenti.

Sono numerosissimi i casi di piante e animali che hanno già fatto la loro prima comparsa sul suolo italiano e che potrebbero a breve diffondersi anche in Lombardia, come la formica rossa (Pheidole megacephala), il calabrone asiatico (Vespa velutina), il geco delle case asiatico (Hemidactylus frenatus) e il topo muschiato (Ondatra zibethicus).

Diventa quindi di cruciale importanza il rilevamento precoce della presenza di nuove specie invasive sul territorio e questo significa che occorre un monitoraggio costante e diffuso, che gli enti preposti non riescono garantire da soli. Occorre anche la collaborazione dei cittadini e delle cittadine e un modo concreto e semplice per essere anche tu “sentinella della natura” è scaricare l’App Biodiversità, che ti permette di fotografare e segnalare le singole specie e di inviare questi dati all’Osservatorio per la Biodiversità di Regione Lombardia.

Per più info e i link per scaricare l’app, vai sulla pagina dedicata dell’Osservatorio.

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