Oggi la popolazione di orso presente sulle Alpi centrali conta circa 50 animali, distribuiti soprattutto intorno al settore occidentale della provincia di Trento dove, per evitare la scomparsa definitiva dell’ultimo nucleo presente, alla fine degli anni Novanta (1999) è stato avviato un progetto di reintroduzione (LIFE URSUS); altri esemplari sono presenti nel settore orientale delle Alpi, al confine tra Italia, Slovenia e Austria.

La popolazione delle Alpi centrali e quella presente in Slovenia sono tuttora disgiunte: lo scambio di animali tra il settore alpino orientale e quello centrale rimane legato a casi isolati e interessa soprattutto maschi giovani in dispersione.

La presenza della specie in Lombardia è da considerarsi sporadica e varia secondo gli spostamenti stagionali degli animali presenti nel Trentino occidentale: attualmente è limitata al settore alpino orientale (Valle Camonica, Alta Valtellina) e centro-orientale (Orobie), interessati in questi anni soprattutto dalla presenza temporanea di giovani maschi in dispersione.

Nel dettaglio, negli ultimi anni la specie è stata rilevata ogni anno sul territorio regionale, nei territori montani delle province di Bergamo, Brescia e Sondrio. Prima Masun, orso arrivato nell’Alto Garda bresciano nel 1999 appena dopo il trasferimento dalla Slovenia, poi JJ5 nelle Orobie bergamasche tra il 2008 e il 2010, quindi M6 e M2 nel 2010 e M12 nel 2011, nel Bresciano, al confine con la provincia di Trento. Il 2012 è stato un anno particolare, durante il quale 3 esemplari sono stati identificati geneticamente (DJ1G1, M7 e M9) e di altri 2 è stata ipotizzata la presenza sulla base delle numerose segnalazioni raccolte. Uno di questi orsi, identificato geneticamente come DJ1G1, con ogni probabilità è l’esemplare rinvenuto morto per cause sconosciute nell’estate del 2012. Nel 2013 un orso (M7) è arrivato per la prima volta anche in provincia di Lecco, mentre un altro (M13), dopo aver frequentato la Valtellina tra il 2012 e il 2013, è stato abbattuto nel febbraio 2013 in Val Poschiavo, Svizzera. Nel 2014 un giovane maschio dotato di radiocollare, M25, ha frequentato la Valtellina facendo molto parlare di sé. In quell’anno sono stati poi rilevati geneticamente altri 2 individui. M25 ha svernato in Lombardia e, nell’aprile 2015, il segnale del radiocollare si è interrotto nelle montagne sopra Tirano (SO). Nel 2016, appena finito il periodo di ibernazione, un orso è stato ripreso da una fototrappola a Valleve, in Val Brembana (BG) e altre segnalazioni sono arrivate nel corso dell’anno dall’Alto Garda bresciano. Nel 2017, segni di presenza e avvistamenti diretti fanno ipotizzare la presenza di un paio di individui tra le Orobie e la Valtellina.

Nonostante le continue e sempre più frequenti apparizioni del plantigrado sulle montagne lombarde, il futuro della specie è ancora incerto: negli ultimi anni si sono verificate morti naturali, decessi accidentali in occasione di tentativi di cattura come nel caso di JJ5 o di Daniza, abbattimenti legali come nel caso di M13 – abbattuto dalle autorità cantonali svizzere perché ritenuto problematico-, ma sono soprattutto aumentati i casi di orsi “scomparsi”, come M25, o abbattuti illegalmente. Se a ciò si aggiunge il fatto che le femmine al momento vivono tutte in un’area piuttosto ristretta della Provincia di Trento e che negli ultimi anni il trend di crescita della popolazione sembra essersi arrestato, appare chiaro come sia prioritario continuare a lavorare per assicurare la compatibilità della presenza dell’orso con le attività umane nei territori lombardi.

Per consolidare la strategia di gestione della specie, sulla base delle esperienze conseguite nel progetto ARCTOS è prevista l’attivazione di uno specifico Gruppo di Lavoro Tematico per la gestione sanitaria degli esemplari in situazione d’emergenza e la formazione e l’aggiornamento del personale sulle procedure di gestione dell’orso: riconoscimento delle tracce, tecniche di monitoraggio e di campionamento, riconoscimento dei segni di predazione ed esercitazione pratica sulla gestione delle situazioni di emergenza, per ampliare il numero di persone formate (azione A16).

Uno dei fattori chiave per la sopravvivenza dei grandi carnivori come orso, lupo e lince è da attribuirsi al livello di accettazione della presenza delle specie da parte delle popolazioni locali. Per questo è importante la corretta comunicazione sulla biologia e sul comportamento delle specie, sulle possibilità di prevenzione dei danni e sulle soluzioni per una possibile convivenza con l’uomo. Nel progetto sono previste azioni di comunicazione sui grandi carnivori a livello regionale (azione E14), tra momenti di informazione  e comunicazione rivolti a diversi target e materiali di divulgazione sulla presenza dei grandi carnivori in Regione al fine di contribuire alla diffusione delle conoscenze sui grandi carnivori presenti in Lombardia (principalmente orso bruno e lupo). L’attività è rivolta alla cittadinanza, agli amministratori locali, agli allevatori, agli agricoltori, agli enti gestori.

Per maggiori informazioni:

Progetto LIFE ARCTOS, che dal 2010 al 2014 ha avviato le prime azioni di gestione dell’orso in Lombardia
http://www.life-arctos.it

L’orso sul sito della Provincia di Trento
http://orso.provincia.tn.it/L-orso

Il lupo è un animale dotato di grande adattabilità e anticamente diffuso in tutta Europa. Considerato una specie nociva, ha subito una progressiva eradicazione in tutto il suo areale, raggiungendo il minimo di popolazione tra gli anni 30 e 60 del secolo scorso. Alcuni nuclei isolati sono tuttavia sopravvissuti in parti dell’Europa, Italia compresa.

In Italia, i lupi sono scomparsi dalle Alpi nel primo ventennio del XX secolo e per decenni sono rimasti confinati a sud del fiume Po, con una popolazione in declino fino agli anni ‘70: a quei tempi era stata stimata la presenza di un centinaio di lupi in un areale limitato all’Appennino centrale e meridionale.

Dagli anni ‘70 in avanti, il trend si è invertito grazie a diversi fattori: plasticità ecologica e alta capacità di dispersione della specie, progressivo spopolamento e abbandono di zone agricole collinari e montane, espansione del bosco con conseguente rioccupazione di vaste aree da parte degli ungulati selvatici e quindi del lupo. Di fondamentale importanza sono state anche alcune leggi di protezione, sia nazionali che internazionali, che hanno reso il lupo una specie non cacciabile e ad alto interesse di conservazione.

Grazie a tutto questo, la popolazione di lupo in Italia è aumentata dai 100 individui sopravvissuti negli anni ‘70 a circa 220 esemplari stimati nel 1983, fino ad arrivare a circa 1500-2000 lupi ipotizzati come presenti oggi in Italia. L’areale di distribuzione della specie si è nel frattempo espanso verso nord, andando a coprire l’intero settore appenninico e giungendo alla formazione, nei primi anni ‘90, di nuovi branchi nelle Alpi occidentali.

I primi avvistamenti confermati sulle Alpi risalgono al 1987, nell’area intorno al Colle di Tenda, sul versante francese, nelle valli Pesio e Stura nei primi anni ‘90 e in provincia di Torino nel 1994. Dati certi della presenza della specie in Francia si hanno già a partire dal 1992, con lo stabilirsi del primo branco nel 1994 e il successivo aumento da quel momento in avanti. In Italia, le prime riproduzioni sono invece documentate nell’inverno ‘96-’97 in Valle Pesio e nel Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand. Nel 2015-2016, in Piemonte era stimata la presenza di almeno 27 branchi, 6 coppie ed 1 individuo solitario con territorio stabile, per un totale di minimo 151 lupi.

Da queste zone, il lupo ha iniziato a spostarsi verso est, ricolonizzando spontaneamente vaste aree delle Alpi centrali e giungendo fino in Svizzera (primi avvistamenti nel 1994, primo branco riproduttivo nel 2012). In maniera analoga, alcuni lupi originari della popolazione dinarico-balcanica sono giunti dalla Slovenia, stabilendosi nelle Alpi orientali. È del 2012 la notizia del ritorno della specie in Lessinia (Prealpi orientali), grazie all’incontro tra Slavc (un lupo sloveno) e Giulietta (una lupa “italica” in dispersione dalle Alpi occidentali), con l’eccezionale ricongiungimento di due popolazioni non più in contatto da secoli e la conseguente formazione di un branco caratterizzato da una grande vitalità.

Nonostante il trend della specie sia nel suo insieme positivo, uccisioni illegali ed eventi accidentali (impatto con treni e veicoli a motore) costituiscono ancora una grave minaccia per la specie. Va inoltre tenuto in conto che una piccola popolazione con bassa variabilità genetica come quella alpina necessità ancora di connettività con le popolazioni vicine.

In Lombardia

Il fenomeno di dispersione del lupo in Appennino ha portato alle prime segnalazioni sulla porzione più settentrionale della catena montuosa a metà degli anni ’80. La ricomparsa della specie in Lombardia è databile in particolare al 1983 quando alcuni individui, originari del sopravvissuto nucleo appenninico centro-meridionale, si spingono verso nord nella zona di confine tra Lombardia, Emilia, Piemonte e Liguria. A partire dal 1986, nell’area appenninica compresa tra le province di Pavia, Alessandria, Genova e Piacenza viene segnalata un’intensa attività predatoria del lupo su mandrie pascolanti allo stato brado, nonché raccolti alcune tracce del canide. Nel periodo 1987-1988, e successivamente negli anni 1990-1992, si registra la presenza di due distinti nuclei: il numero massimo di lupi è rilevato nell’inverno 1990-1991, quando è stimata una consistenza pre-riproduttiva di 15 individui in un’area di 500 km2 comprendente le quattro province.

Dal 1993 in poi, la presenza del lupo nella zona risulta in calo, e le segnalazioni certe diminuiscono drasticamente. Sulla base dei censimenti realizzati, al principio degli anni Duemila si stimava una presenza inferiore a quella degli anni ’90, ma stabile sui 5-6 esemplari. A testimonianza della grande capacità di dispersione della specie, nel giugno 2017 un lupo è stato avvistato nel Parco del Ticino.

Sulle Alpi lombarde non ci sono branchi stabili, ma un nuovo branco (cioè un nucleo riproduttivo) si è di recente stabilito in Svizzera, al confine con la provincia di Como e può dunque essere considerato “transfrontaliero”. Avvistamenti sporadici sono registrati in modo crescente sul restante territorio alpino della Regione.

Per la porzione alpina della Lombardia, le prime segnalazioni risalgono al 1999-2000, in un’area compresa tra la Val Chiavenna e l’alta Valtellina. Nel 2003 un animale molto simile a un lupo venne fotografato sulla Presolana, in Provincia di Bergamo, mentre nel 2010 un lupo non appenninico viene geneticamente campionato in Provincia di Brescia. Nel 2012, un maschio di lupo italiano di circa due anni di età fu investito a Somma Lombardo (VA), vicino all’aeroporto di Malpensa. Nel 2014 alcuni segni di predazione nella zona della Val Belviso fecero pensare al lupo: la sua presenza venne poi confermata e un lupo fu fotografato nella zona del Mortirolo e in alta valle Camonica. Nel 2015,  come sopra detto, la presenza di un branco venne per la prima volta accertata in un’area a cavallo fra il Canton Ticino e la Provincia di Como. Nel 2016 e 2017 le segnalazioni si sono avute ancora in quest’area, dove è confermato un branco di 4-5 individui, nonché nell’area già interessata da precedenti segnalazioni in alta Valcamonica e alta Valtellina, dove è certa la presenza di un lupo, identificato geneticamente.  Insomma, una situazione decisamente in evoluzione dinamica.

Per maggiori informazioni:

Progetto LIFE WOLFALPS, il lupo sulle Alpi
http://www.lifewolfalps.eu

Sito di informazione sui sistemi di protezione del bestiame
http://www.protezionebestiame.it

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