La gestione degli ambienti forestali contempla una varietà di metodologie d’intervento diversificate fra loro che dipendono dalle molte esigenze a cui il bosco può rispondere. Nella scelta gestionale è importante quindi individuare quale sia la principale funzione da valorizzare, tra le tante possibili nel contesto specifico, e successivamente prevedere idonei modelli selvicolturali.

Spesso però la componente faunistica non viene esaminata e come conseguenza viene trascurata anche una più ampia visione dell’ecosistema nel suo complesso.

Alcune delle principali minacce alla conservazione della fauna legata all’ambiente forestale, come anche alla conservazione delle caratteristiche di habitat di interesse comunitario, sono le intense utilizzazioni, gli interventi a taglio raso su estese superfici, i tagli intensivi del sottobosco, l’asportazione della necromassa, la diminuzione delle superfici occupate dalle fasce ecotonali di passaggio tra bosco e le aree aperte, nonché una determinazione del periodo di taglio basata solo sulle esigenze selvicolturali o di cantierizzazione.

Ad un gruppo di esperti e specialisti di vari settori – forestali, faunisti, botanici ed entomologi – è affidato il compito di pianificare e realizzare interventi in ambito forestale (azioni A8 e C13) che siano in grado di integrare le esigenze di tutela di habitat e specie di interesse comunitario con i principi di gestione forestale sostenibile, migliorando sia l’aspetto compositivo e strutturale che l’idoneità faunistica del bosco e identificando protocolli gestionali in grado di fornire best practices esportabili ad altre realtà forestali di Rete Natura 2000.

Le aree idonee agli interventi saranno scelte all’interno del demanio forestale di Regione Lombardia, che ospita 23 Siti Natura 2000 ed è certificato secondo gli schemi FSC e PEFC. Verranno individuate in base alla presenza al loro interno di determinati habitat con status attuale di conservazione regionale inadeguato e per la presenza di gruppi faunistici indicatori di buona qualità ambientale ed il cui stato di conservazione è fortemente legato ad una appropriata gestione forestale:

La conservazione della biodiversità forestale viene perseguita anche attraverso una idonea gestione delle fonti biogenetiche delle specie spontanee presenti negli habitat lombardi.

Tra gli obiettivi di GESTIRE2020 compare quello di assicurare la corretta e sostenibile produzione delle specie forestali. Il materiale vivaistico riveste infatti un importante ruolo negli interventi di rinfoltimento ed arricchimento vegetazionale degli habitat forestali e nella realizzazione di interventi di rinaturalizzazione e creazione di corridoi ecologici terrestri.

Il progetto quindi prevede la revisione del registro dei boschi da seme della regione Lombardia (RE.BO.LO.) (Azione A6) e la definizione di un protocollo per la loro gestione silvicolturale sitospecifico, attualmente inesistente, il cui scopo è mantenere nel tempo una buona capacità di produzione del seme e tutelarne la biodiversità.

Di particolare importanza sono inoltre le attività riguardanti la farnia (Quercus robur L.) (Azioni A6 e C14), volte ad arricchire e rinforzare il patrimonio genetico di questa specie in forte declino nel bacino del Po, i cui boschi riconosciuti come habitat (9160, 9190, 91L0, 91F0) sono ormai limitati a lembi residuali.

L’isolamento genetico, a cui queste formazioni sono costrette, comporta una minor vigoria della farnia che mostra una minor capacità competitiva nei confronti delle specie esotiche, in un contesto generale in cui già i cambiamenti climatici, gli stress ambientali e le condizioni fitosanitarie di certo non la avvantaggiano.

Per la conservazione della biodiversità della specie GESTIRE2020 prevede la stesura di un protocollo per la gestione selvicolturale su base genetica di tutti i boschi di quercia farnia residuali della Pianura Padana. I semi provenienti dai boschi da seme verranno utilizzati per la produzione ex situ di ecotipi e fenotipi resistenti di farnia da destinare ad interventi di rinaturalizzazione, alla creazione di corridoi ecologici terrestri ed al miglioramento forestale degli habitat 9160, 9190, 91L0, 91F0.

Con la stessa finalità il progetto si prefigge di valorizzare è la Foresta Planiziale Carpaneta per la quale verrà proposta l’istituzione di una Riserva Biogenetica.

La Foresta ospita infatti 41 ettari di impianto arboreo naturaliforme, realizzato secondo il modello della formazione tipica della pianura padana del querceto misto planiziale, con querce appartenenti a vari pool genetici di farnia del bacino del Po e della Pianura Padana, tra loro isolati. In questo modo con l’inizio della produzione di seme si realizzerà uno scambio genetico con un arricchimento e rafforzamento delle produzioni di seme autoctono da impiegare nella conservazione/miglioramento dei querceti esistenti ma degradati.

È poi prevista la definizione di un protocollo per la gestione selvicolturale e per la raccolta dei semi nella Foresta, che valorizzi la specie e ne massimizzi la produzione di ghiande, per favorire l’inserimento della Foresta nel RE.BO.LO.

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